Donne Straordinarie: Gemma Pedrini

Mercoledì 12 febbraio alle 17:00  nella puntata di Donne Straordinarie intervistiamo Gemma Pedrini, musicista di violoncello, nata a Monza il 16 gennaio 1995. La sua nascita prematura, alla 23° settimana, le compromette la possibilità di vedere. Mai, nel suo percorso di vita, la mancanza della vista è stato un limite alle elevate attitudini musicali, anzi.

Portata alla musica sin dalla tenera età, per dote naturale, ne percepisce e riproduce ogni sensibile vibrazione. In prima elementare si esibisce per la prima volta davanti ad un pubblico, suonando con la chitarra adattamenti di Mozart, Bach, Vivaldi e a canone in Minuetto in Re di J.B.Lully. Nel 2007 entra nel Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, accelerando i tempi consueti e diplomandosi brillantemente nel 2015, nel corso di violoncello sotto la guida del Maestro G. Beluffi. E’ amante della musica jazz e nel 2009 in occasione dell’ Umbria Jazz, partecipa alle Clinics del Berklee College of Music. Inarrestabile la sua crescita di studi ed esibizioni.

Ha suonato in diverse orchestre giovanili e accompagnato numerosi artisti di fama tra cui: Antonella Ruggero, Franco Battiato, Eugenio Finardi, Franco Cerri, Enrico Pierannunzi, Giovanni Sollima, Alessandro Cerino, Cecilia Chailly, Roberto Cacciapaglia, Roberto Prosseda, Gigi proietti e Ron.

Inoltre si è esibita sotto la direzione di nomi quali Ennio Moricone, Daniele Rustioni ed Enrico Dindo. Dal 2010 al 2015 è stata allieva del Maestro Rocco Filippini all’Accademia di Alto perfezionamento solistico W. Staufer di Cremona, città dove si è esibita in più occasioni anche presso “Casa Stradivari”. E’ una donna davvero instancabile.

Ha seguito masterclass con Enrico Dindo e Wieland Kujkenm e corsi di perfezionamento in musica barocca. Ha frequentato le Kliniks di Umbria Jazz, vincendo la borsa di studio alla Berklee School of Boston nel 2009 e seguito un corso di Improvvisazione Sperimentale con il Maestro Stefano Battaglia e un corso di improvvisazione in stile con il Maestro Macchioni.

Nell’estate 2015 e 2016 si esibisce in tour di improvvisazione in Abruzzo con il pianista Toni Fidanza. Nel 2016 ha frequentato stage di perfezionamento in improvvisazione jazz per strumenti ad arco, tenuti da maestri americani: Helmut Lipsky (docente al Conservatoire de Musique de Montrèal) e Jeremy Choen (docente al conservatorio Berkeley). Nel 2012 si è esibita in qualità di solista accompagnata dall’orchestra al teatro Coccia di Novara. Ha vinto il secondo premio al Concorso Internazionale di Moncalieri nell’anno 2012 ed è stata giurata al “VIII Concorso Internazionale di Liuteria per Strumenti Antichizzati” (2014).

Ha partecipato a svariate trasmissioni televisive: il “Festival di Sanremo” del 2012, accompagnando Eugenio Finardi, “Uno mattina in famiglia” 2012, “Mattino 5” edizioni 2012 e 2016, “Cremona Studio 1”: diretta “Notte bianca” presso il duomo di Cremona 2015; Cremona studio 1: registrazione live concerto presso il palazzo comunale di Cremona 2015. Ha partecipato anche al film di Silvio Soldini e Giorgio Garini “Per altri occhi” (2013, Lumiere Film).

Dal settembre 2015 è iscritta alla facoltà di “Musicologia e Beni culturali” dell’università di Pavia. Gemma Pedrini è anche autrice delle musiche per lo spettacolo “Gli amori difficili”, in scena presso il Teatro “Out Off” di Milano. Nel 2019 ha conseguito la laurea magistrale presso la facoltà di “Musicologia e Beni culturali” dell’Università di Pavia.

Ma Gemma è anche una giovane donna piena di grinta, passione, volontà e saggezza. A scuola era stata vittima di bullismo, poiché è “normale” che persone con gravi deficienze si sentano a livelli di inferiorità rispetto a chi è decisamente superiore. Ovviamente i primi sono i bulli che non trovavano altro modo per confrontarsi con una compagna dalle doti decisamente superiori alla media. Gemma non si è certo lasciata intimorire da questi poveri cretinetti, anzi, ha fatto anche di questo vissuto una sua forza. Gemma, oltre che essere una straordinaria violoncellista, è anche una giovane donna che vive appieno la vita, nonostante il suo problema fisico.
A lei quindi, nonostante la sua giovane età, ho voluto chiedere qualche consiglio da dare, sia a chi è bullo, sia a chi ne è vittima.

Innanzitutto rivolgendosi a chi subisce: «Ai ragazzi che sono vittime di bullismo consiglio di raccontare gli episodi senza paura, di trovare l’appoggio di famiglie e amici. L’aiuto della famiglia, anche se in adolescenza si è convinti del contrario, non viene mai a mancare. L’invito è quello di non farsi sopraffare, perché le cose non andranno mai migliorando: più ci si fa vedere deboli e inerti, più i bulli continuano imperterriti, anzi con più gusto. Perciò l’importante è rendere nota la vicenda, perché no, magari anche attraverso il web, così da farli vergognare pubblicamente.»

Invece a chi sta dall’altra parte? A chi commette atti odiosi verso qualcuno ritenuto ingiustamente più debole, cosa ti senti di dire? «Chi fa il bullo è perché ha bisogno di sentirsi forte, di sentirsi qualcuno, e per farlo ha bisogno del gruppo: se non vi fosse non potrebbe far nulla. Le vittime sono le più deboli, ma solo in apparenza: i veri deboli sono i carnefici. Difatti penso che le vittime possano girare la situazione a proprio vantaggio sfruttandola come opportunità di crescita e per imparare a reagire e uscirne quindi fortificati.»

Secondo la tua esperienza, la famiglia ed in generale gli adulti che ruolo rivestono? «Penso che, se si riesce a instaurare un dialogo con famigliari, amici, insegnanti, possono nascere interessanti spunti di riflessione e confronto. È stata questa la mia esperienza: io a scuola ero emarginata, quello che ha coinvolto me è stato un bullismo di tipo psicologico. Io però ho avuto una vita serena all’esterno della parentesi scolastica: giravo spesso per concerti e gare di sci, conoscevo tante persone e sempre nuove situazioni. I miei genitori mi sono stati sempre molto vicino e lo hanno fatto in vari modi. Da un lato hanno incentivato tutto questo per farmi vedere che c’era dell’altro, che il mondo non era confinato al piccolo universo scolastico.Dall’altro mi hanno aiutato a dar poco peso a ciò che facevano o dicevano i miei compagni, mi hanno dato forza e fiducia in me; facendomi però sempre sentire la loro presenza, il loro affetto e aiuto. Mi hanno spiegato molte delle dinamiche tra vittime e carnefici facendomi capire i sottili meccanismi psicologici sottostanti.»

GEMMA PEDRINI CAMPIONESSA ITALIANA DI SLALOM GIGANTE!

Gemma ci fai poi un’analisi molto interessante e condivisibile delle motivazioni che spingono certi giovani verso atti di bullismo. «Ai bulli consiglio di non sprecare il loro tempo a perseguitare le persone, ma di usarlo invece per un bell’esame di coscienza perché nella vita ogni cosa che si fa in qualche modo, presto o tardi, sotto diversa forma, ritorna al destinatario a mo’ di boomerang. Credo che essere bulli sia un alibi, una copertura per evitare di confrontarsi con se stessi e trovare davvero la propria strada. Più che ai bulli in sé, il consiglio lo darei alle famiglie, nel senso che sono secondo me fondamentali per guidare i figli verso la loro strada di crescita e professionale. Se un ragazzo ha obiettivi chiari, sa dove vuole arrivare, è impegnato nel raggiungerli e non deve occupare il suo tempo, impiegare le sue energie per farsi valere (sfruttando i pretesti futili inventati dai “carnefici), non “si perde”».

Il potere della musica

«Nel mio caso la più potente arma contro le ingiustizie e i momenti davvero spiacevoli che dovevo affrontare quotidianamente in classe, è stata la musica. La musica è stata mia compagna fin dalla tenera età, e mi ha consentito di dar sfogo alla rabbia, alla tristezza e a tutti quei sentimenti negativi. Quando tornavo a casa, la prima cosa che facevo era mettermi a suonare; talvolta anche dimenticandomi di togliere il cappotto per quanto era il desiderio. Nel suonare, nel far musica e nel comporla trovavo pace conforto. Vivevo le ore di scuola facendo il conto alla rovescia fino alla campanella d’uscita perché sapevo che di lì a poco sarei stata a casa a riprendere contatto col mio violoncello.»

Vi aspettiamo mercoledì 12 alle 17.00

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