“Secondacasisti”, proprietari di seconde case, untori o portafogli da mungere?

Tra i provvedimenti presi nei vari Dpcm ci sono stati quelli riguardanti le seconde case, nel senso di un assoluto divieto di mettervi piede, sino allo scorso 4 maggio, quando è stato magnanimamente concesso di andare solo per necessità,  senza pernottare e solo se nell’ambito della propria Regione.

Chi ha osato dire qualcosa si è trovato bersaglio di pesanti insulti.

Io, ad esempio, a fronte di articoli come questo, non sono riuscita a stare zitta.



E questo è il testo della missiva che mi sono vista recapitare via mail, dopo la pubblicazione dell’articolo citato, tra l’altro indirizzata a mia mamma, defunta da mesi, come ben avrebbe dovuto sapere almeno l’amministratore di condominio. Ma fa nulla…



avevo scritto al sindaco:

“Spett. Sindaco di Moggio

Ing. Andrea Corti

e p.c. giornali locali

Dopo 40 anni di preciso e puntuale pagamento delle salatissime tasse derivanti dall’avere una seconda casa a Moggio, alla stregua di una Cortina, scopro di essere diffidata dal raggiungere la MIA casa, pena sanzioni pesantissime. Come se fossi un’appestata, mi viene VIETATO di raggiungere la mia proprietà e, per garantire ciò, verranno pure istituiti posti di blocco.

Così, con due scarne paroline di circostanza che, però, suonano pure alquanto sibilline, il sindaco si congeda: “auguro a tutti i proprietari di seconde case di poter essere ancora fra noi”.

Toccando ferro, me lo auguro proprio, ma certo non per tornare a Moggio dove non c’è praticamente più nulla da parecchio prima che si verificasse questa emergenza sanitaria.

Mi auguro anche due cose: primo, che la mia proprietà non abbia a subire atti di vandalismo, furti o occupazioni; secondo che, terminato questo periodo, sia possibile venderla ad un prezzo ragionevole e non da svendita.

Mi chiedo, inoltre, con che coraggio verrà poi a chiedere il pagamento delle suddette tasse, a fronte di un forzato inutilizzo della mia casa. Che rifiuti posso produrre, se non ho potuto venir su? Che reddito mi potrà mai dare una casa non abitata per lungo tempo, non per mia volontà?

Sono proprio curiosa.

Certo, le leggi vanno rispettate. Ci mancherebbe, ma una formula meno sgradevole sarebbe stata apprezzata.

Buona Pasqua, almeno a Lei, che può godersela all’aria buona e in famiglia. Cosa che a molti non è concesso.

Distinti Saluti”.

Il sindaco di Moggio magnanimamente mi rispondeva, ma occhio alla premessa: “Mi perdonerà la brevità della nota ma purtroppo, in questo momento di difficoltà, la gestione dell’emergenza occupa molto del tempo di noi Sindaci.”

Francamente mi sfugge quale potrebbe essere la mole di lavoro di cui il Sindaco si deve fare carico in seguito all’attuale emergenza, dal momento che Moggio conta 482 residenti e che i turisti in questo periodo non si vedono.

Piuttosto è un altro chiarissimo segno di come i “villeggianti” vengono considerati: una scocciatura, una perdita di tempo. Ma proseguiamo.

Poi mi bacchetta: ho certamente sbagliato destinatario: “Come ben saprà, tali restrizioni sono state emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri e non da noi Sindaci pertanto, in prima battuta, Le faccio presente che il destinatario della Sua è probabilmente errato. L’unica ordinanza attualmente vigente sul territorio a mia firma riguarda la chiusura del cimitero (se non per esigenze contingenti)”.

Ma andiamo a leggere l’articolo del giorno, 08 Aprile 2020 ore 09:02:

Appunto: “i quattro sindaci dell’Altopiano”, tra cui quello di Moggio. Si legge nel citato articolo: “In primo luogo i primi cittadini Giovanni Arrigoni Battaia (Barzio), Roberto Combi (Cassina), Pierluigi Invernizzi (Cremeno) e Andrea Corti (Moggio) hanno inviato agli Amministratori di Condominio affinché evidenzino ai proprietari di seconde case il divieto di raggiungerle anche in occasione della Santa Pasqua”.

Appunto, l’iniziativa è dei sindaci, che hanno delegato gli amministratori di condominio per il recapito, ma l’iniziativa è loro, quindi io ritengo di aver giustamente indirizzato al sindaco di Moggio le mie considerazioni.

Sottolineo poi questo passaggio: “case il divieto di raggiungerle anche in occasione della Santa Pasqua”. Infatti è già da tempo che ci è fatto divieto di raggiungere le nostre seconde case.

Nella mia lettera al sindaco così scrivevo:

“Dopo 40 anni di preciso e puntuale pagamento delle salatissime tasse derivanti dall’avere una seconda casa a Moggio, alla stregua di una Cortina, scopro di essere diffidata dal raggiungere la MIA casa, pena sanzioni pesantissime. Come se fossi un’appestata, mi viene VIETATO di raggiungere la mia proprietà e, per garantire ciò, verranno pure istituiti posti di blocco.”.

E così mi viene risposto:

“Come ben saprà, tali restrizioni sono state emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri e non da noi Sindaci pertanto, in prima battuta, Le faccio presente che il destinatario della Sua è probabilmente errato. L’unica ordinanza attualmente vigente sul territorio a mia firma riguarda la chiusura del cimitero (se non per esigenze contingenti)”.

Ho già detto sopra, quindi no comment.

Poi prosegue: “Prendo atto della Sua volontà di non voler tornare a Moggio, dove asserisce non esserci “più nulla da parecchio prima che si verificasse questa emergenza sanitaria” e me ne rammarico, soprattutto sapendo che Lei ha rivestito il ruolo di amministratore comunale di questo comune per circa quindici anni, in tempi relativamente recenti. In parte mi rincuora però leggere, poche righe dopo, il Suo rammarico per il “forzato inutilizzo della casa”, segno che è ancora legata al nostro paese”.

Infatti, quando facevo parte del Consiglio Comunale il paese era ancora discretamente vivo.

Quanto al “forzato inutilizzo della casa”, vuol dire che non riesco nemmeno ad affittarla e non è affatto “segno che è ancora legata al nostro paese”, come il Sindaco erroneamente deduce.

Infatti successivamente scrivo: “Mi auguro anche due cose: primo, che la mia proprietà non abbia a subire atti di vandalismo, furti o occupazioni; secondo che, terminato questo periodo, sia possibile venderla ad un prezzo ragionevole e non da svendita.

Non pago, mi redarguisce ulteriormente: “Credo che la drammaticità della situazione economica legata alla crisi sanitaria sia evidente a tutti: attività produttive e commerciali chiuse, lavoratori dipendenti in cassa integrazione, lavoratori autonomi a casa… e le prospettive per i prossimi mesi non sono certo confortanti. Tutti stiamo subendo la limitazione della libertà di poterci spostare e muovere liberamente e pertanto trovo quanto meno singolare questo Suo sfogo nei miei confronti”.

Vorrei solo evidenziare che “la drammaticità della situazione economica” del paese è ben precedente alla crisi sanitaria evidente a tutti (secondo lui tranne che a me!). Cerchiamo di non utilizzare il coronavirus come un ampio tappeto sotto il quale far finire tutta la polvere di amministrazioni poco brillanti.

Nella mia lettera ponevo interrogativi ben precisi: “Mi chiedo, inoltre, con che coraggio verrà poi a chiedere il pagamento delle suddette tasse, a fronte di un forzato inutilizzo della mia casa. Che rifiuti posso produrre, se non ho potuto venir su? Che reddito mi potrà mai dare una casa non abitata per lungo tempo, non per mia volontà? Sono proprio curiosa”.

E questa è la risposta: “Attualmente non abbiamo indicazioni se e come lo Stato vorrà intervenire sulla tassazione degli immobili. A Moggio, come ben saprà, circa il 73% dell’IMU viene restituita allo Stato per mezzo del Fondo di Solidarietà. Comprenderà bene, anche grazie alla Sua pregressa esperienza di Consigliere Comunale di Moggio, che quel poco che resta è appena sufficiente a garantire i servizi minimi e gli investimenti ormai ridotti all’osso, non per scelta nostra. In questo momento le spese del comune (e le relative fatture) non sono certo sospese: raccolta dei rifiuti, servizi sociali, protezione civile, illuminazione pubblica, personale, manutenzione urgenti…”

Proprio perché ho seguito l’amministrazione comunale per 15 anni non mi accontento di queste scuse precostituite e scontate.

E veniamo alla frase maggiormente incriminata. Nella lettera ricevuta così leggevo: “Nel contempo vorrete portare i saluti miei e della mia amministrazione a tutti i proprietari di seconde case che mi auguro di poter avere ancora fra noi non appena il difficile momento, che stiamo nostro malgrado vivendo, sarà passato”.

Nella mia lettera al sindaco, ovviamente ironizzando, scrivevo: “Così, con due scarne paroline di circostanza che, però, suonano pure alquanto sibilline, il sindaco si congeda: «auguro a tutti i proprietari di seconde case di poter essere ancora fra noi».

Toccando ferro, me lo auguro proprio, ma certo non per tornare a Moggio dove non c’è praticamente più nulla da parecchio prima che si verificasse questa emergenza sanitaria”.

Ma il senso dell’umorismo evidentemente non abita a Moggio, infatti così mi viene risposto: “Concludo augurandomi di poterla avere ancora tra (per la verità è «fra») noi non appena il difficile momento, che stiamo nostro malgrado vivendo, sarà passato (perché queste sono le parole di congedo usate nell’avviso inviato agli Amministratori di condominio e non la versione sintetizzata in modo alquanto sibillino da Lei…).

E’ ovvio che il contesto fosse questo. Ciò non toglie che la frase “avere ancora fra noi” sia comunque sgradevole, soprattutto in questo momento. Si potevano benissimo usare altre parole. Che so: “Di vedere pieni di villeggianti i nostri monti, le vie di Moggio, il Centro Sportivo, la funivia!”, come scritto poi nella risposta di Corti.

Nell’articolo del giorno 8 si leggeva inoltre: “i sindaci valsassinesi insieme a tutti i colleghi appartenenti al distretto sanitario di Lecco d’ambito di Bellano (Lario Orientale e Valsassina) hanno richiesto alla Prefettura ed alla Questura di Lecco un’intensificazione dei controlli e dei posti di blocco sulle principali vie d’accesso per chi giunge da Lecco e Brianza affinché vi sia un efficace controllo del territorio.”.

Appunto: manco fossimo degli appestati da tenere alla larga! Nella mia lettera concludevo: “Certo, le leggi vanno rispettate. Ci mancherebbe, ma una formula meno sgradevole sarebbe stata apprezzata.

Buona Pasqua, almeno a Lei, che può godersela all’aria buona e in famiglia. Cosa che a molti non è concesso”.

Infatti, per questa emergenza, non vedo la mia unica figlia da oltre un mese e mezzo (ovviamente ormai sono diventati oltre due mesi e mezzo!); lei sono più di due mesi che non torna a casa, non posso verificare che la mia seconda casa sia in ordine (non dico starci per Pasqua, per carità, metterei a rischio la salute pubblica di tutto Moggio!) e mi vedo pure trattata da stupida ed incosciente appestata, dalla quale, però, continuare ad esigere il puntuale pagamento delle salatissime tasse comunali. Francamente mi pare troppo.

Volutamente indirizzo il mio scritto contemporaneamente al Sindaco ed ai giornali, dal momento che ho appreso del divieto da un articolo sul web, prima che dalla lettera dell’amministratore condominiale”.

“Non poteva andare diversamente”, si sottolinea. Ovvio, guai a ribellarsi.

Però non sono stata l’unica a trovare qualcosa da dire, anche perché vi sono stati molti articoli davvero odiosi, tipo questo:

 

Ma ce ne sono stati di analoghi un po’ in tutta Italia.

E queste alcune risposte:

“Vorrei approfondire il concetto di “seconda casa” e specificare quello di accoglienza ligure. Esiste un Decreto che limita gli spostamenti sul territorio nazionale, del quale sono perfettamente consapevole. Non lo condivido, ma quello è e a quello ci atteniamo. Non faccio ciò che voglio, ma ho tutto il diritto di criticare e commentare. Ho il pieno rispetto per le persone, un rispetto che dimostro ogni giorno andando a lavorare per mandare avanti un’azienda dove lavorano, appunto, tante persone.

Quello che trovo intollerabile è l’attacco mediatico al milanese, al foresto apostrofato come delinquente da denunciare. Il tutto in un clima di ingiustificata ostilità nei confronti di persone, i proprietari delle seconde case, che prima hanno fatto la fortuna dei residenti, che hanno venduto loro le case a peso d’oro, poi degli operatori turistici ( ristoranti, bagni etc. ) e dei comuni ( Imu Tari etc ). Io come ligure non approvo questo atteggiamento, che sfocia anche in ordinanze estreme, al limite della legalità, come quella che abilita la polizia municipale ad effettuare controlli nelle case e “sigillare” nelle stesse eventuali residenti non abituali. Con questo modo di fare stiamo mettendo il de profundis al turismo ligure, già deficitario di strutture e soprattutto di capacità di accoglienza e apriamo la strada al crollo del mercato immobiliare delle seconde case e di tutti i servizi connessi. La replica alle mie osservazioni? Che sono “ricco” e che penso solo ai soldi. Voglio precisare che io non ho interessi nel settore turistico, non ho seconde case da raggiungere e parlo nell’interesse di una Regione che a breve sarà inondata dalla disoccupazione.”

O questa altra, d’oltre confine:

“Sentirsi paragonati ai barbari che scendono in Costa Azzurra per occupare il territorio, infettarlo costringendo gli abitanti a tornare allo stato di confinamento in tanti proprio non lo hanno digerito.

Le parole del Segretario di Stato francese, con delega al turismo, Jean-Baptiste Lemoyne (riportate ieri da Montecarlonews) “L’idea non é quella di veder arrivare orde di vicini per visite in massa”, sono suonate come offensive per i proprietari di seconde case che si affacciano sul mare della Costa Azzurra. Proprietari di seconde case di Menton, Villeneuve Loubet, Nizza e Villefranche: sono decine le mail e i messaggi ricevuti in queste ore da persone che si sono sentite, innanzi tutto, offese.

Costretti, giustamente, a rimanere confinati nelle loro città di residenza, immaginavano, dopo l’11 maggio, di poter raggiungere la Costa Azzurra e lo spiraglio del raggio di 100 km, inserito nelle norme di deconfinamento, aveva fatto sperare che, almeno per una parte dei piemontesi e dei liguri, con tutte le cautele del caso, le seconde case potessero riaprirsi. Invece il rischio è quello di un’ulteriore chiusura forzata, almeno fino a quando, passaporto sanitario alla mano, non sarà possibile dimostrare di essere negativi al test.

E qui parte la seconda arrabbiatura: la pratica impossibilità di ottenere un tampone nelle proprie regioni italiane di residenza e quindi l’impossibilità di essere in grado di ottemperare ad una richiesta che appare, almeno questa, più che legittima. “Puoi venire, a condizione che mi dimostri di non essere infetto”, semplicissimo per chi vive a Nizza o in Costa Azzurra: laboratori e servizi pubblici effettuano test, come Montecarlonews in queste settimane ha più volte documentato, praticamente impossibile in Piemonte dove manco li fanno ai medici. Eppure il certificato sarà la base per potersi spostare: è corretto che chi ti deve ospitare ti chieda almeno di dimostrare di non portargli dei problemi in casa.

E allora…proteste per quella parola offensiva pronunciate dal Segretario di Stato francese, ma anche proteste verso il diritto negato di conoscere il proprio stato di salute da parte di alcune regioni italiane.

Con una rivendicazione: questa è un refrain che torna un po’ in tutti i messaggi e nelle mail ricevute in queste ore. Fino a quando sarà impedito di raggiungere le proprie seconde case in Costa Azzurra venga, almeno, sospesa la Taxe d’Habitation, sarebbe una questione di giustizia.”

Di questa problematica ne parlerò su Radio Azione Collettiva con l’avvocato Simone Colzani, in collegamento telefonico.

Vi aspettiamo in diretta mercoledì 13 maggio alle 17

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